Serena Castro Stera e il mondo di Aurora LuzziData pubblicazione: 03-12-2014

Aurora Luzzi con questo piccolo intenso libro, affascina, diverte, rende partecipi, non solo intrattiene ma sveglia la voglia di vivere. 

Entrare nel mondo di Aurora è un attimo. Non c’è bisogno di chiedere permesso o avere pru-denza, la porta si spalanca con la naturale folata di energia della sua penna e sta a te,complice l’incipit, buttarti o ritrarti per evitare guai. Perché la materia è certamente incandescente e come ogni cosa che ha vita così fluida e calda può trascinare a tal punto da perdere le coordinate che fin qui hanno definito la nostra idea di letteratura.
I Semi (di) racconti che è il titolo intelligente e ammiccante ( infatti lo puoi leggere anche come semi-racconti, racconti quasi racconti) semina appunto una febbricitante curiosità quasi infantile e di quadro in quadro, poiché è in una galleria di quadri che ci troviamo, ti conduce al capolavoro dell’affresco.
Ma andiamo con ordine.
I racconti brevi, alcuni brevissimi, non si limitano mai all’abbozzo, non sono schizzi bensì pen-nellate coscienti, decise, impronte ben segnate di una penna davvero felice e di un occhio con la salute di undici decimi spaccati. Se cercate sfumature in questi racconti avete sbagliato lettura: qui ci si brucia, si annusa, si gusta, si definisce con pulizia e a parole nette un momento anche brevissimo ma con dignità narrativa di gran lunga superiore a certe vicende arzigogolate e complesse in cui troppo spesso ci si imbatte.
Aurora Luzzi usa spesso definire le cose a gruppi di tre attribuzioni poiché bastano alla sua scrittura per comunicarti l’essenziale e anche qualcosa di più. In questo è sorprendente e ha un talento indiscutibile, non è una dote comune dire in poche parole tante cose, mi fa venire in mente le tele di Rothko così immediate da non ammettere repliche.
Le metafore sono nitide, i richiami ai classici sempre fruibili e visivi poiché se parla di “incipriate architetture di Aracne” a nessuno può sfuggire che di ragnatele si tratta. Ma volete mettere? Ce le mostra nella sua essenza di capolavoro della natura.
In questa scrittrice le letture e la formazione letteraria ha fermentato in un vino molto sapido che sa di terra e sangue e ci mette in contatto con qualcosa di antico che è in noi tutti.
Anche il più cittadino e telematico di noi sente dentro un che di profumato, muschiato ed erotico all’incontro con i “semi (di) racconti” di Aurora. Sarà perché è evidentemente una persona in contatto diretto con la terra e la carne viva del corpo, ma leggerla ti fa sentire vitale e nostalgico di qualcosa che magari non hai vissuto nell’immediato passato ma che appartiene al tuo humus umano.
Questi racconti hanno il pregio di dare pane al pane, chiamando per nome,rabbia,dolcezza, passione, grettezza, carnalità perché i giri di parole a volte depistano e mostrano altro, lontano dal necessario per fotografare bene gli attimi di autenticità utili a chiamare un’esistenza col suo nome. Così sentiamo Aurora scaldarsi, partecipare, gridare ed esigere, non sottraendosi con rigore all’espressione volgare là dove solo quella ci farà il quadro, né alla metafora sottile laddove bisognerà elevarsi in tempi brevi.
Ed arriviamo a Cantàri. 
Tutti abbiamo vissuto lì perché è la rappresentazione di un mondo quasi mitico dove la sag-gezza pratica della semplicità porta alla condivisione. E dunque è un archetipo di paradiso questa Cantari dove non può mancare nulla finché ci sono tutti , la comunità resta coesa e la natura, rispettata e amata come una madre, non tradirà mai.
Le persone hanno tutte un loro ruolo sociale che diventa automaticamente affettivo ed è dunque necessario. Mancando uno solo di quei ruoli o di quegli affetti la comunità crollerebbe. 
L’architettura del racconto è perfetta, l’architrave dei personaggi sorregge l’arco del tempo, del-la natura, dell’avvicendamento stagionale che pare dilatato e le persone sembrano davvero una cornice alla natura che scorre con il suo intervallo millenario di cui gli uomini partecipano con umiltà in parte infinitesimale eppure necessaria.
Aurora riesce nell’opera di rendere tutti noi abitanti di Cantari in quanto uomini e depositari in-fondo di un bisogno di condivisione e naturalezza che è solo umano.
Mi sento di essere grata con sincerità ad Aurora Luzzi che con questo piccolo intenso libro, affascina, diverte, rende partecipi, non solo intrattiene ma sveglia la voglia di vivere, di esserci, di essere inconsapevoli comunisti e consapevoli ribelli,gridare, sporcarsi, reagire, cantare. 
Magari a Cantàri, dove credo che si canti meglio.

Serena Castro Stera