Disordine nei tuoi occhi – Intervista al Poeta - a cura di Iannozzi GiuseppeData pubblicazione: 09-06-2017

Come ebbi già modo di dire, Fabio Padovan ha dato alle stampe "Disordine nei tuoi occhi", un'opera prima che per qualità e stile non sembra affatto il lavoro di un esordiente. E' un'opera profondamente matura che grazie alla lungimiranza dell'editore Terra D'ulivi Edizioni è adesso per Voi, per tutti Voi che amate la poesia. 

Iannozzi Giuseppe

 

1. Fabio Padovan, prima di parlare di Disordine dei tuoi occhi, della tua silloge poetica pubblicata dai tipi Terra d’Ulivi Edizioni nella collana I quarzi poesia, a chi ancora non ti conosce potresti dire qualcosa di te?

Sono un uomo tormentato dalla malattia, la schizofrenia per la precisione. Vivo guardando gli altri navigare in un sogno chiamato vita. Mi disconosco spesso, faccio a pugni con l’immagine di quello che ho creato. Ho contraddizioni come molti e poche certezze, una di queste è la scrittura. Vesto ogni giorno una maschera diversa, traversando gli occhi di chi mi guarda. Mi piace chiamarmi derelitto, il perché è presto detto: non ho altro che le mie membra, non tendo all’infinito anche se esso mi chiama. Sto analizzando i miei vissuti, per un attimo, per risponderti. Da qui, ora, nel 2017 scorgo un alacre uomo dello scrivere. Il resto è storia biografica, che segna certo, ma che non interessa ai molti. Sono un fiume in piena per l’Arte.

2. Disordine dei tuoi occhi è la tua prima opera pubblicata, scritta quando avevi solo 24 anni, non ha però le caratteristiche di una opera prima, perché, per stile sostanza qualità, ha tutte le caratteristiche di un lavoro esageratamente maturo. Qual è stata la genesi – immagino non poco sofferta – delle poesie che sono nel tuo libro?

La genesi delle poesie è stata molto sofferta, sapevo di avere del talento, ma il flusso di coscienza non voleva proprio pulirsi. Ho passato anni ad affinare lo stile del libro, come uno scultore. È iniziato tutto nel 2004, presi dei taccuini alla libreria aziendale di RCS Libri, ne comprai all’incirca trecento, poi mi misi a scrivere prima di getto poi con calma affine all’autocritica. Usai la penna come ghigliottina per tagliare e tagliare, vedendo piano piano emergere la vera struttura poetica del libro. Passarono due anni e alla fine in un marasma di carte (usai per lo più 50 taccuini di quelli comprati) mi ritrovai a selezionare le migliori composizioni. Inutile dire che la scelta delle poesie fu una sofferenza, ma mi imposi di farlo. Presi a stampare le singole poesie su mezzo foglio di carta A4, le correggevo a penna, dopo averle corrette al pc. Poi le presi singolarmente e mi imposi di dare loro un ordine tematico. Le divisi in sezioni, graffettando il tutto. Ho trovato pochi giorni fa il “Disordine”, come lo chiamo affettuosamente, nella sua prima bozza e mi sono riconosciuto ancora oggi nel susseguirsi dei componimenti, nella scelta delle parole e della grafica di alcune poesie. Io scrivevo ogni poesia come se fosse l’ultima che dovessi scrivere, conscio dell’impermanenza umana. Avevo a cuore il fatto di creare una sorta di mitologia interiore, trassi molti ricordi campestri dall’infanzia.

3. Nel corpus poetico di Disordine nei tuoi occhi ho notato forti influenze, stilistiche e non solo, che hai forse assorbito da poeti quali Eugenio Montale, Sandro Penna, Giuseppe Ungaretti, Lawrence Ferlinghetti, Arthur Rimbaud.
Fabio Padovan, come hai incontrato la poesia e per quale motivo hai deciso di mettere nero su bianco il tuo sentire?

Il primo incontro vero con la poesia è stata la poesia di Kerouack e la beat-generation. Poi lessi molto in adolescenza i cosiddetti poeti maledetti Baudelaire, Rimbaud, Verlaine. Ho a cuore anche molti testi di canzoni, da De André alla visione apocalittica riconducibile alla musica metal. In quest’ultima ho trovato molte affinità con il mio sentire. Mentre scrivevo il libro avevo sempre con me una copia di “Pugni e battiti di ciglia” di Billy Corgan, il cantante degli Smashing Pumpkins. Penna mi piace molto, Ungaretti e Montale sono mostri sacri inarrivabili. Devo dire che io non ho avuto una formazione accademica come molti poeti italiani. Ho imparato a scrivere leggendo, soprattutto prosa. Il poeta che preferisco è Luzi, secondo me il miglior poeta che l’Italia abbia avuto negli ultimi decenni.

4. Disordini nei tuoi occhi accoglie quattro specifiche sezioni che tu, Fabio Padovan, in qualità di poeta, hai indicato come Foreste di sguardiNenieTuriboliTele. Potresti motivare il perché e il percome di questi titoli?

“Foreste di sguardi” è stata scritta di getto alla fine delle tre sezioni perché sentivo mancava qualcosa al libro. L’ho scritta dopo aver visto una mostra di Turner.  Il “Disordine nei tuoi occhi” nasce come concept dettato da più influenze, soprattutto musicali. Nelle tre macro-sezioni cerco di esprimere un percorso di crescita legato alla morte e alla rinascita. “Nenie” si compone prettamente di toni cupi e il solo titolo può spiegare come la musica metal abbia influenzato anche le tematiche. “Turiboli” sono poche poesie, volte alla purificazione interiore da tutto quel marasma che affolla la mia mente, marasma di natura spirituale. “Tele” è una dedica, ed una rinascita al contempo, mossa verso i quadri che non riuscivo a dipingere durante la stesura del libro. Tutte le sezioni sono ordinate come un cammino interiore di riconoscimento del sé, di approfondimento scarno della giovinezza turbolenta che poi si fa adulta.

 

5. Disordine nei tuoi occhi è dedicato a tre figure femminili: Amanda, Maria, Adele. Hanno loro influenzato in qualche modo la tua poesia?

Amanda mi ha insegnato a scrivere poesie d’amore, è la mia donna. Maria è mia nonna che mi ha iniziato alla Fede in Gesù Cristo. Adele è mia madre, mi ha insegnato a scrivere. Sono tutte figure femminili perché ammiro come le donne portino avanti le loro vite, c’è una sorta di ammirazione nei loro confronti.

6. La tua poesia, Fabio Padovan, è molto diversa rispetto a quella che, di solito, lettori e critici sono abituati a consumare; in maniera assai riduttiva potremmo dire che il tuo poetare è quello tipico di un poeta d’avanguardia. Sospetto però non sia esattamente così!

Ho cercato di innovare, ma alla fine, più scrivevo, più mi trovavo davanti a poesie si complesse ma allo stesso tempo fruibili. Non so definirmi come poeta, ho inventato degli stili tutti miei in quegli anni e il “Disordine nei tuoi occhi” è il sunto del lavoro compiuto.

7. Fabio Padovan, come nasce in te la poesia, quali sono le tue fonti di ispirazione?

La fonte d’ispirazione principale è il dolore. La poesia è la mia risposta al dolore, perché creando bellezza un uomo può elevarsi al di sopra del dolore. Sono consapevole che potrebbe essere una risposta scontata, ma per me è così. D’altro canto mi piace tutta l’arte nelle sue espressioni, ma la poesia mi ha scelto e di certo non posso negarmi al richiamo della Musa.

8. Per dar vita e corpo a Disordine nei tuoi occhi, che non è affatto un’opera scritta per dar la stura a un semplice capriccio, quanto tempo hai impiegato? A quale travaglio ti sei esposto?

Ricordo che quando scrivevo piangevo, subito dopo aver buttato giù la prima stesura di ogni componimento. Avevo male al petto, mi contorcevo a volte dopo l’atto dello scrivere, è come se tutto il mio essere fosse impiegato nello sforzo di compiere qualcosa di bello. Il bello è per me molto importante. Ho scritto il libro in due anni e per dieci anni è stato in un cassetto. Adesso che è tra le mani dei miei lettori ho paura che non sia all’altezza delle aspettative. Anche se ci ho lavorato molto non è esattamente quello che volevo fare all’inizio. Il risultato però è il massimo che potevo chiedere a me stesso a quell’età.

9. Hai altre opere già pronte, e se sì, pensi di pubblicarle a breve?

ho altre opere già pronte, alcune da rimettere a posto, altre già complete. Per adesso mi concentro sul “Disordine” e intanto continuo a scrivere. Per me oggi scrivere non è più doloroso, anzi, è una gioia. Dopo questo libro ho scritto gran parte di “Cinevisioni” la mia vera seconda opera ancora incompiuta, ma che vanta al suo interno un osare più sperimentale.

10. Fabio Padovan, vorrei che tu spiegassi, al pubblico che ci segue, il motivo precipuo per cui vale davvero la pena di leggere Disordine nei tuoi occhi.

Il perché è presto detto: il “Disordine nei tuoi occhi” è un libro impegnativo ma completamente scevro da ogni banalità. In esso sono contenuti anni di ricerca interiore e stilistica. Quando lo leggete potreste imbattervi in creature fantastiche o quadri surrealistici. Lo consiglio anche perché va letto come un romanzo, una poesia dietro l’altra. C’è un filo conduttore, sta al lettore trovarlo.

Fabio Padovan è l’autore, il poeta della silloge Disordine nei tuoi occhi. Siamo di fronte a un’Opera prima che ha però tutte le qualità di un’opera molto più che matura. Fabio Padovan ha scritto Disordine nei tuoi occhi a soli 24 anni, ma quale poesia è la sua, non è di certo il capriccio di un ragazzo che si è inventato poeta.

Disordine nei tuoi occhi è il miglior lavoro poetico che mi sia capitato di leggere e di amare nel corso di tanti anni; e di poeti, o sedicenti tali, nel corso degli anni ne ho letti non pochi.

Fabio Padovan, nella sua poesia, fa confluire tante influenze poetiche (ma anche personali). Nei versi di Fabio, forse sbagliando ma non credo, c’è la generosità di Sandro Penna, l’equilibrio di Ungaretti, la compostezza criptica di Montale. E non solo. Sobrietà ed equilibrio sono sempre declinati a una visione dell’intorno senza stonature né fastidiosi barocchismi. Con Fabio Padovanla poesia italiana risorge, non è morta.